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ET CONSUMIMUR IGNI
(A Mercuzio)
Compostaggio di pattume verbale,
mi dici, sardonico, divagando
per il lungarno, notte raggelata
di dicembre, memoria secolare
che rigurgita stanchezza e morte.
Fingiamo anche il nostro malessere,
puntigliosi, rintuzzando nemici
fiacchi, eserciti della salvezza,
schiere di normali e parenti
mobilitati dal panico
della nostra canzone malcelata,
squilibrati come coro di voci
che inseguono figure e vapori,
sorvolando lo spartito del senso.
Mastichi in sordina ilarità
amara, la restituisco vuota
di corpi e storia, nominando
stelle umiliate dalla luna.
La sigaretta ti si illumina
e segna il punto fine: cammini,
tollerando sintassi faticosa
e balbettii, sospirando grato
nuvole di fumo e un sorriso.
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