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come si fa il cinque?
e te lo disegno sul ventre
sopra e sotto il taglio orizzontale
che di cesare non è
quel che segna la tua carne
e di dio non è
quel che lasci nel mondo
e una cifra non è
quel cinque di notte
figura d'infanzia
incubo di mattina
scuola infinita
quella domanda stupore
quella sete rabbiosa
come si fa il cinque?
chiedevi a tuo padre
inquietando il sonno
a piedi nudi sul gelido
inverno del tuo scontento
ancora adesso ostinata e scalza
mi ripeti in silenzio mentre ti bacio
risalendo le gambe occhi chiusi
e mordo m'aggrappo al seno
e cerco tutti i buchi
mi ripeti in silenzio
come si fa come si fa
si fa da solo si fa
e se non è il cinque
che importa
sono qui
algebra di vuoto inverno
estate del tuo scontento
vestito di cui mi svesti
stilita smodato e buffone
appollaiato a distanza
come rapace sul tuo corpo
dentro al deserto di sangue
nella caverna della bocca
sulla pelle che ti carezzo
negli odori che mi lasci
sulla punta delle dita
tra le onde dei sorrisi
schiumati dagli occhi
nei sussulti di risate
terremoti bianchi
epicentro smisurato
della voce demente
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